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domenica, 11 maggio 2008
Auguri a tutte le mamme!!! fiori
giovedì, 24 aprile 2008
Si parlava di rotatorie in un post precedente ed il Kugino ha perfettamente indovinato quando chiedeva se le rotatorie inglesi dovessero essere percorse in senso orario, al contrario dell'Italia. Proprio così: giacchè ci si trova sul lato sinistro della strada, le rotatorie vanno percorse in senso orario, imboccandole sulla sinistra.

Ci sono anche una serie di regole da rispettare a seconda della destinazione finale. C'è da dire, però, che le rotatorie inglesi possono essere semplicissime, talmente piccole da essere semplicemente un cerchio disegnato al centro dell'incrocio, o piuttosto complicate.



Sono stata fortunata, però: almeno non devo percorrere questa:



La cui segnalazione è la seguente:



Una rotatoria di rotatorie che, stando all'ingegnere che l'ha progettata, andrebbe percorsa così:



The magic roundabout, la rotatoria magica: così la chiamano. Immagino che debba avere effetti psichedelici su chi la percorre...
lunedì, 21 aprile 2008
Di nuovo in volo, di nuovo Ginevra. È stato bellissimo rimettere piede in terra francofona. Come ritrovare un amico. E sentirsi a casa.

Profumi, colori, sapori, suoni, posti, sensazioni e poi musica, gente, amici e tango.

Siamo tornati a Ginevra per il weekend per uno stage di milonga. Partenza alle 4 del mattino per essere lì in mattinata.

Amici che ci son venuti a prendere all'aeroporto e tutti insieme siamo andati a fare colazione in centro, in un posto che è una specie di paradiso dove fare colazione: tutto è preparato a mano, dal pane alla marmellata, dai dolci alle composte di cioccolato. Non c'eravamo mai stati prima. Ma ci torneremo di sicuro.

La cosa che più mi ha colpito è stata l'esplosione di colori che c'è in giro: lì è già primavera, i fiori sono già sbocciati, gli ultimi spruzzi di neve decorano di bianco le cime delle montagne circostanti, la luce del sole è calda e luminosa, mentre in Inghilterra tutto è ancora freddo e grigio.

Una delle cose più divertenti è stato sentirsi dire che era incredibile il nostro modo di passare da una lingua all'altra senza alcuno sforzo e con una velocità incredibile. Adesso non ci facciamo più caso, ma devo dire che non è stato per nulla facile all'inizio. Quando insegni in due lingue straniere contemporaneamente succedono sempre cose strane all'inizio. Spesso mi capitava di fare confusione tra parole dal suono simile, ma di significato differente; sapevo perfettamente che il significato era differente, ma nel passare velocemente da una lingua all'altra le parole uscivano di bocca più rapide del pensiero che le aveva generate. Tipicamente mi accorgevo di aver detto qualcosa di strano perché c'era una risata che scappava.

Oppure mi succedeva che una persona mi parlasse in inglese ed io rispondessi in francese senza accorgermene. L'espressione dipinta sulla faccia del mio interlocutore (che ovviamente non capiva il francese) mi faceva realizzare che avevo fatto confusione.

A volte, il meccanismo si inceppava del tutto: come il giorno in cui contemporaneamente una persona alla mia sinistra mi ha parlato in inglese ed una alla mia destra in italiano. Uno di quei momenti in cui dopo un attimo di silenzio due persone prendono la parola contemporaneamente. Non solo non sono stata capace di scegliere la lingua in cui rispondere, ma addirittura non sapevo in che lingua pensare. Una sensazione stranissima di vuoto completo in testa. Poiché entrambi capivano il francese, ho finito col rispondere in francese.

I maggiori problemi li ho avuti con i cosiddetti "falsi amici", quelli che quando si studia l'inglese sono chiamati "false friends": parole, insomma, che sembrano avere un significato ma in realtà ne hanno un altro. Il francese è troppo simile all'italiano, purtroppo, e la mia esperienza col francese troppo ridotta, considerando che non l'avevo mai studiato prima di andare ad abitare in terra francofona, per poter gestire una serie di parole simili all'italiano ma dal significato differente.

Ad esempio, alcolico ed alcolizzato sono rispettivamente alcoolisé e alcoolique. Il contrario dell'italiano, insomma. Quindi mi sono ritrovata a chiedere ad una cameriera in un locale se fosse alcolizzata, mentre io volevo sapere se il cocktail che stavo scegliendo era alcolico. Immaginate la faccia della ragazza.

Molti di questi falsi amici li ho scoperti presto. Altri no. Probabilmente ce ne sono ancora altri che attendono di essere scoperti. Soltanto di recente ho scoperto che per quasi due anni a lezione ho detto che la posizione in cui si balla il tango è un vero bacio. Ovviamente, intendevo dire che si tratta di un vero abbraccio.

Curiosi di sapere perché? Ecco svelato l'arcano:

braccio: bras (da cui uno immaginerebbe che abbracciarsi sia s'embrasser)
abbraccio: embrassade (io avrei detto embrasse, da cui poi ho formato il verbo s'embrasser per abbracciarsi)
abbracciarsi: s'étreindre (io avrei detto che significava intendersi, che invece è s'y connaître)
baciarsi (sulla bocca): s'embrasser
bacio, invece è baiser (perciò avrei detto che baciarsi fosse se baiser)
fare sesso: se baiser (e tra l'altro è un'espressione molto volgare).

Fanciulle che andate a Parigi o a Ginevra a trascorrere le vacanze, fate attenzione: come dice un mio amico, i francesi sono molto avanti. Almeno due passi più avanti. E se vi vogliono abbracciare, mantenete la distanza di sicurezza. Oppure no.
mercoledì, 16 aprile 2008
Come corre il tempo: sembra ieri, ma è passato un mese e mezzo da quando sono entrata per la prima volta nel nuovo appartamento!

Nel frattempo, tra scatoloni da disfare, roba da sistemare, nuove abitudini da prendere e vecchie abitudini da riciclare, mi sono persino dimenticata dei compleanni di Paco e Roby : amici, vi faccio gli auguri da qui, decisamente in ritardo, e vi telefono al più presto!!!

Novità ed aggiornamenti: ci è voluto poco meno di un mese perché guidare a sinistra mi risultasse naturale ed ogni rotatoria o incrocio non mi costringesse ad un'imbarazzante lunga sosta sul limite della strada per riflettere sul senso dell'universo e soprattutto sul senso di marcia.

Un poco in più per abituarmi alla sensazione del girare a destra agli incroci: per un bel po' mi ha fatto lo spaventoso effetto di infilare la strada contromano. Ed un brivido freddo mi percorreva la schiena mentre mettevo a tacere l'istinto e seguivo quello che la ragione mi suggeriva. Non è facile da tradurre in parole: chi ha guidato a sinistra sa di cosa sto parlando.

Un paio di settimane fa una nostra amica è venuta a trovarci per il weekend. Dall'aeroporto ha preso l'autobus che porta qui e siamo andati a prenderla in auto alla stazione dei bus. Poco dopo, fermi al semaforo rosso, e al verde avremmo dovuto girare a destra, mi chiedeva come fosse guidare sulla sinistra. Le ho risposto che non ci vuole molto a fare l'abitudine di stare a sinistra, che le rotatorie richiedono un attimo di tempo in più, ma che quello che richiede più tempo è girare a destra agli incroci. Appena termino la frase, è tutt'uno: il semaforo che diventa verde, il maritozzo che risponde "Come adesso" e la nostra amica che ha un sussulto perché le sembra che stia infilando contromano la strada. Ovviamente, ero sul lato giusto della strada.

Per fortuna, sono in grado di pianificarmi gli itinerari in modo tale da fare quasi esclusivamente svolte a sinistra. Poiché il maritozzo preferiva le svolte a destra mentre io quelle a sinistra, durante il primo mese ci alternavamo alla guida a seconda del posto dove dovevamo andare: se c'erano da fare più svolte a sinistra guidavo io, se ce ne erano di più a destra guidava lui. Il bello di completarsi a vicenda!!!

Cominciamo ad avere dei punti di riferimento: un supermercato dove la frutta e la verdura sono fresche e saporite, un altro dove hanno dei prodotti per il bucato convenienti, il negozio dove il pane è saporito e, tanto per rassicurare mia madre, anche la tessera punti dei supermercati.

Gli edifici mi sembrano un po' meno grigi, bassi e inglesi, ma più familiari.

Un paio di consigli per chi cambia casa: a parte il banale consiglio di comprare un pennarello e scrivere chiaramente su ogni pacco contenuto e stanza di destinazione, attenti a non imballare in uno degli scatoli il suddetto pennarello , portate in auto con voi la cassetta degli attrezzi con i cacciavite ed accertatevi che l'appartamento di destinazione sia abbastanza ammobiliato per voi... Noi, che avevamo incredibilmente attraversato la maggior parte del primo decennio degli anni 2000 senza avere mai acquistato un mobile Ikea, ci siamo ritrovati in pieno 2008 a montare un armadio, una libreria ed altri piccoli mobili contenitori, tutti Ikea, visto che l'appartamento che abbiamo affittato qui era provvisto soltanto dei mobili essenziali: letto, tavolo, sedie. Non potremo più raccontare ai nostri nipoti che i loro nonni sono stati tra i pochi vissuti durante quegli anni senza mobili Ikea.

Un abbraccio, come sempre, a tutti!!!
martedì, 08 aprile 2008
Un errore piuttosto comune è quello di credere che le scarpe da ballo siano uguali in tutto per tutto alle scarpe normali: nulla potrebbe essere più falso.

Innanzi tutto differiscono per le suole, che possono essere di pelle scamosciata, tipicamente di bufalo, di pelle liscia, simile alle suole delle scarpe da passeggio, o di un particolare tipo di gomma. La suola deve essere scelta in base al tipo di pavimento: su pavimenti molto sdrucciolevoli si usa la gomma, su pavimenti poco scivolosi si usa la suola liscia di pelle. La suola di pelle scamosciata è la più versatile, si adatta quasi ad ogni tipo di pavimento e pertanto è quella maggiormente scelta da ballerini amatori e professionisti. L'abbinamento suola-pavimento è molto importante per non sollecitare in modo pericoloso il ginocchio: se la scarpa non scivola abbastanza e si incolla al pavimento, ad esempio, il ginocchio subisce una torsione eccessiva che può portare a danni seri, soprattutto se c'è una predisposizione personale. Se al contrario la scarpa non aderisce abbastanza al pavimento, repentini cambi di direzione possono fare scivolare e di conseguenza perdere l'equilibrio, il che per un ballerino è quanto di più terribile possa accadere, sia che si trovi a ballare in un locale per puro divertimento, sia se che si trovi in gara.

L'arco plantare è strutturato in modo tale da supportare in modo efficace la pianta del piede, senza provocare danni alla pianta del piede.

Il tacco, sia per le scarpe maschili sia per le scarpe femminili, è posizionato in modo tale da essere di aiuto al ballo, in genere un po' più avanti rispetto alle normali calzature da passeggio. Per le scarpe femminili, poi, il tacco è importantissimo: non soltanto cambia la posizione, ma cambia anche la struttura a seconda del tipo di ballo. Se si balla salsa, ad esempio, il tacco deve essere di una forma ed un'altezza tali da agevolare le continue rotazioni tipiche del ballo; se, invece, si balla tango argentino, altezza e forma del tacco e dell'intera scarpa sono particolarmente studiati per camminare all'indietro. Differenze analoghe sono presenti nelle scarpe da standard e da latino-americano.

L'elasticità globale della scarpa è maggiore rispetto ad una scarpa normale, il che si rivela decisamente gradevole a lungo termine. Alcune scarpe arrivano ad essere così flessibili da sembrare dei calzini quando le indossi: a seconda del gusto personale e dell'esperienza, si sceglie una scarpa dalla flessibilità maggiore o minore, tenendo conto che con una scarpa maggiormente morbida si ha una migliore percezione del pavimento.

Per le scarpe da ballo non ci si può accontentare di scarpe qualsiasi: devono calzare come un guanto, altrimenti si formano bolle e duroni che costringono a fermarsi. Non fa differenza se sei un professionista o se sei un principiante: se hai la passione del ballo, vuoi andare avanti per ore e non vuoi fermarti, soprattutto non vuoi fermarti per qualcosa di così sciocco ed evitabile come una bolla dovuta ad una scarpa troppo stretta o troppo larga.

Quasi tutti i principianti credono di poter risparmiare sulle scarpe da ballo, ma non appena provano un paio di vere scarpe da ballo scoprono che non possono farne a meno: i piedi si stancano di meno, le piante smettono di far male e alle ginocchia si avverte una nuova confortevole sensazione. Persino la postura migliora e finalmente ci si può concentrare su altri aspetti del ballo e divertirsi.

Le scarpe da ballo durano molto a lungo, basta adottare alcuni piccoli accorgimenti, come non indossarle mai all'aperto e mai su pavimenti bagnati e, nel caso delle scarpe con suole di pelle scamosciata, spazzolarne le suole con l'apposita spazzola dopo l'uso.



Questo articolo l'ho scritto qualche giorno fa su un forum per rispondere ad un utente che domandava quali fossero le differenze tra le scarpe da ballo e quelle normali. Il discorso sarebbe ancora più lungo, ma mi sono limitata alle motivazioni principali per cui scegliere di ballare con delle scarpe da ballo invece che le normali scarpe da passeggio. Poiché la domanda è di interesse comune, l'ho riportato anche qui .

Nel caso abbiate gradito questo post, sentitevi liberi di ripubblicarlo su altri siti, a patto che non ne modifichiate nulla, ne indichiate esplicitamente l'autore (Milonguita) e questo sito (http://milonguita.iobloggo.com) e mi lasciate un commento per indicarmi dove avete intenzione di ripubblicare l'articolo.

In poche parole, questo articolo è pubblicato sotto licenza CC Attribuzione-Non commerciale-Non opere derivate 2.5 Italia.
mercoledì, 19 marzo 2008
Questo post è dedicato al maritozzo goloso di tiramisù, agli amici golosi come Paco ed alle amiche in gamba come Roby.

Non so come mai, ma all'improvviso mi piace il tiramisù: sarà perché durante la permanenza a Ginevra mi hanno convinta che sia qualcosa di tipicamente italiano, come la pizza e le lasagne, sarà che proprio a Ginevra e dintorni ho assaggiato i migliori tiramisù che abbia mai provato, sarà quel che sarà, ma da un paio di mesi sono passata dal non avere particolare simpatia per questo dolce all'esserne decisamente golosa.

In Inghilterra, poi, è considerato il dolce italiano per eccellenza.

Di ricette in giro se ne trovano a bizzeffe, quel che sorprende è che concordino tutte, sia sugli ingredienti sia sul procedimento. Incredibile: essendo un dolce piuttosto diffuso, immaginavo di trovare decine di procedimenti diversi, uno per ogni ricettario di famiglia italiana, e relative diatribe sull'originalità e bontà della propria versione.

In questo panorama piuttosto uniforme, mi permetto di dire la mia.

Il tiramisù è un dolce che va preparato con le uova crude. Punto. Da ciò nasce l'esigenza di avere uova freschissime e di consumarlo nel più breve tempo possibile. Per il secondo punto, non dovrebbero esserci problemi... al massimo si chiede aiuto a qualche amico goloso. Per il primo punto, invece, mi sono trovata piuttosto in difficoltà: in Italia le uova vengono vendute con la data di deposizione, in Inghilterra no, possiedono soltanto la data di scadenza. A mio avviso decisamente troppo vicina, per giunta. Non trovando altro in giro, ho deciso che il mio tiramisù avrebbe sperimentato una variante (senz'altro non sarò la prima ad averlo pensato): le uova avrebbero dovuto essere sottoposte a qualche tipo di cottura. Il risultato è stato davvero interessante, al punto che mi va di condividerlo sul web. Ecco a voi il mio:

Tiramisù con uova cotte


Ingredienti per quattro persone
  • 4 uova;
  • 4 cucchiai di zucchero;
  • 250 g di mascarpone;
  • 150 g di biscotti savoiardi (corrispondenti a circa 16 biscotti);
  • un cucchiaio di liquore (rum o marsala);
  • sei tazze di caffè (corrispondenti a due caffettiere medie);
  • cacao in polvere.
Procedimento
  • Montare le uova con lo zucchero fino ad ottenere un composto spumoso;
  • continuare a montare il composto in un recipiente a bagnomaria caldo fino a quando non raggiunge la densità di una crema;
    tiramisù
  • trasferire il tutto in un recipiente messo a bagnomaria in acqua fredda per fermare la cottura;
    tiramisù
  • una volta che il composto si sia intiepidito, aggiungere il liquore ed il mascarpone ed amalgamare bene fino a che il tutto risulti liscio ed omogeneo;
  • nel frattempo, preparare il caffè ed immergervi rapidamente i savoiardi: i biscotti devono risultare ben imbevuti, ma non disfarsi nel liquido;
    tiramisù
  • foderare una pirofila con i biscotti al caffè fino a ricoprirne il fondo;
    tiramisù
  • spolverarli di cacao in polvere e ricoprire con uno strato di crema al mascarpone;
    tiramisù
  • ripetere con un altro strato di biscotti, di cacao e di crema al mascarpone e terminare spolverando cacao su tutta la superficie del dolce e mettere in frigo a rassodare (almeno per alcune ore).
    tiramisù
Presentazione alternativa
A me piace molto anche preparare delle coppe singole in questo modo:
  • disporre sul fondo di ogni coppa uno strato di biscotti savoiardi imbevuti nel caffè
  • ricoprire con abbondante crema al mascarpone fino a raggiungere il bordo del bicchiere;
  • ricoprire la superficie di cacao in polvere.


Credevo che il sapore della crema al mascarpone sarebbe sensibilmente cambiato con la cottura, invece non ho trovato differenza al palato.

Saluti da Milonguita chef e auguri a tutti i papà.
venerdì, 07 marzo 2008
Il titolo di questo post è volutamente preso in prestito da un romanzo di Lewis Carroll. Il perché sarà chiaro tra breve.

Eccomi qui, di nuovo online con connessione a disposizione.

Dopo due giorni di viaggio, un viaggio in cui il paesaggio cambia in continuazione sottolineando la distanza percorsa, mille chilometri in auto, un'auto colma di cose che all'ultimo minuto erano rimaste fuori dagli scatoli del trasloco, siamo arrivati in un posto dove sembra di essere entrati in uno specchio. Tutto funziona al contrario: si guida sulla sinistra e si sorpassa a destra; le fermate degli autobus sono a sinistra; le distanze si misurano in miglia, yarde e piedi.

Regno Unito, signori! Inghilterra, in un paese non molto distante da Londra.

Mi sono emozionata tantissimo a Calais di fronte all'ingresso di Eurotunnel coi treni che attraversano la Manica.
Mi sono divertita a guidare in autostrada ed ancora di più mi sono divertita nel traffico a vedere i bimbi nelle altre auto che indicavano la nostra: un'auto italiana con la guida a sinistra è molto "esotica" ai loro occhi. Almeno tanto quanto le loro auto lo appaiono ai miei. Quando sono soprapensiero e guardo in giro, l'effetto che ho è quello di un'auto fantasma con nessuno alla guida...

Guidare a sinistra tutto sommato non è così difficile quanto mi aspettassi. Quello a cui devo prestare attenzione adesso sono gli incroci: devo pensarci bene per imboccare la corsia giusta. Attenzione là fuori: ci sono italiani alla guida. Magari lo scrivo dietro all'auto: "Warning: Italian driver!" così se sto ferma dieci minuti ad un incrocio non si meraviglieranno più. L'altro giorno, comunque, abbiamo comprato una copia del codice stradale inglese, tanto per essere certi dei limiti (non sono scritti da nessuna parte... ed in autostrada il limite è di 70 miglia orarie, corrispondenti a circa 112 km/h) e di altre peculiarità del codice stradale allo specchio!!!

Mi sento Alice che attraversa lo specchio nel seguito del più conosciuto romanzo "Alice ed il Paese delle meraviglie". Ecco sì: trovato il nome per la nuova categoria inglese di questo blog!

UK
giovedì, 28 febbraio 2008
Ho visto un grande furgone bianco inghiottire le nostre cose e partire in direzione di un Paese straniero. Si va. L'appartamento è ormai vuoto, c'è persino l'eco nelle stanze. Abbiamo riconsegnato le chiavi alla padrona di casa.
Tutti ci chiedono perché andiamo via: semplicemente perché la vita chiama altrove.

La vita è un tango ed è giunto il momento di cambiare ritmo.
mercoledì, 27 febbraio 2008
by Milonguita @ 11:41
categoria:varie

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Avete mai pensato che si potesse formare una scritta con le foto?


Milonguita
Creato da Andrea Micheloni



Un abbraccio, come sempre, a tutti!
martedì, 26 febbraio 2008
Il postino suona sempre due volte... anche al confine tra Francia e Svizzera...

Giusto in tempo per fornire materiale per la categoria "(dis)avventure francesi" di questo blog prima che io lasci queste terre francofone.

Stamattina mi citofona la postina per consegnarmi un pacco: qui consegnano direttamente alla porta di casa tua, non sei costretto a scendere tu. Meno male, visto che zoppico ancora per via dello strappo preso alla gamba destra.
- A che piano?
-Primo.
-Secondo?
-No, primo.
-Ho capito, ho capito: secondo.
-Primo...

Apro la porta di casa e sento l'ascensore che sale. Al secondo piano, ovviamente. Rumore di passi al piano di sopra: è evidente che la postina stia cercando il cognome davanti alle porte. Del piano di sopra, però.

Ancora rumore di ascensore; che scende stavolta. Squilla di nuovo il citofono: il postino suona sempre due volte, appunto. Ed è anche incavolata: -Come faccio a sapere quale sia la porta?!? Si faccia trovare fuori, per cortesia!
Inutile spiegare che io fuori dalla porta di casa c'ero già... -Sì, ma sono al primo piano...
-Ho capito, ho capito! Che me lo ripete a fare che è al secondo???

Inutile, tutto inutile: tutto come prima: ascensore che sale al piano di sopra, rumore di passi, adesso la postina comincia anche a domandare "C'è nessuno? Ehi?". Che fare? Prendere le scale e salire col rischio di non trovarla più? Idea: chiamo l'ascensore quando sento che lei ci è rientrata dentro! Ce l'ho fatta: l'ascensore si apre con la postina incredula dentro.
-Le avevo detto che ero al primo piano...
-Ah, io avevo capito al secondo...
-Lo so.

Credetemi: se pure dovessi aver sbagliato pronuncia, "premier" e "deuxième" sono troppo diversi per confonderli; la signora aveva deciso che abitassi al secondo piano e non c'era verso di convincerla del contrario...
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